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Pictures from West USA 2010

West USA 2010

Travel around west USA

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Mon
23
Aug '10

Il Parco più veloce del mondo? Saguaro…

Alpine: ridente paesotto di montagna, con poco più di 300 abitanti e poco da offrire se non le stupende gite stile pic-nic nel week-end.

Oggi purtroppo però non è domenica e dato che Sissi deve ancora lavorare decidiamo di fare una cavolata… dritti a sud verso il Messico! beh…non proprio in Messico, è solo per dare un’idea della direzione ok?

La strada che ci conduce nel profondo e alquanto arido Sud dell’Arizona passa per le montagne: mi viene quasi da vomitare per quanto stretta e tortuosa è questa “autostrada di montagna”!!

Dopo parecchie curve, davanti a noi si apre la miniera più grande d’America! Siamo stupiti dall’imponenza di questa struttura: cave gigantesche si aprono su chilometri e chilometri di superficie, il verde della montagna lascia il posto al rosso della miniera e il formicolio di macchine, camion e gente che lavora all’interno è davvero incessante! Rame e molibdeno, ecco cosa ricavano dalla roccia.

lasciata la miniera, e dopo parecchia strada assai monotona, ci troviamo all’entrata del Saguaro National Park. Cos’ha di particolare questo parco che ci ha fatto fare ben 5 ore di marcia per raggiungerlo? il Cactus!!! Quelli stupendi con le braccia alzate, alcuni pregano, altri ne hanno una dozzina, altri ancora nessuna! Inoltre, altri splendidi cactus cominciano a fiorire il tutto incorniciato dai meravigliosi Joshua Trees e altre piante tipiche della zona!

Ritorniamo verso Alpine fermandoci allo Biophere II (www.b2science.org), quello che ora è un museo ma che in passato era stato costruito come centro di ricerca per studiare tra l’altro il comportamento umano all’interno di un ecosistema autosufficiente comprendente di 5 diversi habitats: savana, campi coltivati, deserto, foresta di mangrovie e una barriera corallina.

Purtroppo le porte sono già chiuse ai visitatori e quindi ritorniamo in marcia verso la montagna.

Per cena raggiungiamo Sissi, Julie, Jeff e Beth a Springerville, 20 miglia a nord di Alpine. Un ottimo hamburger con l’aggiunta di bacon è quello che ci vuole dopo 9 ore di guida :D

Torniamo ad Alpine e ci lasciamo sorprendere dall’ennesima puzzola impaurita che si lascia scappare qualche puzzetta di troppo… non chiediamo di meglio che fare il viaggio di ritorno avvolti dall’ottima e alquanto particolare fragranza dell’animale bianco-nero che ci lascia, letteralmente parlando, con un po’ di “amaro in bocca”…

Nel fresco della montagna ci corichiamo sotto il sacco a pelo, aspettando che il sole sorga per una nuova, avvincente avventura negli States ;)

Sat
14
Aug '10

Alberi di pietra e Alpi nel deserto

Con il sole già sorto da qualche ora, ci rimettiamo in viaggio verso Sud-Ovest, penetrando sempre di più in Arizona. Usciti dalla riserva Navajo e percorrendo un tratto di “old route 66″ (che in realtà non è proprio quella vera, ma l’autostrada costruita in parte sopra di essa) arriviamo alla Petrified Forest.

Con la nostra voiture percorriamo questo tratto di strada di poco meno di 30 miglia la quale nasconde un paesaggio unico al mondo: oltre alle colline del colore dell’arcobaleno del “painted desert”, questo Parco contiene i resti di alberi del Giurassico in cui si è infiltrato del Silicio rendendoli dei veri e propri ALBERI IMBALSAMATI.

È favoloso vedere la corteccia marrone diventata roccia, le venature e i cerchi del tronco come quarzo. Mai visto nulla del genere, giganteschi alberi distesi a terra duri come roccia e con i colori che ricordano i vari cristalli.

In particolare, un piccolo trail porta dopo una ripida discesa in un paesaggio lunare, colline bianche e viola con questi tronchi sparsi qua e là come fossero rocce di un altro pianeta… semplicemente fantastico!!!

Dopo aver visitato la foresta pietrificata, ci dirigiamo sempre più a sud, in direzione di Alpine…

Alpine è un ridente paesotto sito ne bel mezzo delle White Moutains, ad un passo dal confine con il New Mexico, meta preferita dei vacanzieri in cerca di pace, verde, montagna e dei sciatori in inverno.

Perché ci siamo diretti qui? Semplice… qui è dove lavora Sissi!!! Ne approfittiamo per andare a trovarla qualche giorno prima che lei si unisca al gruppo per vivere insieme gli ultimi giorni di vacanza.

La strada sale sale sale e ancora sale, portandoci a più di 8000 piedi di altitudine, la temperatura è assai gradevole e…come per magia il deserto scompare dietro di noi lasciando spazio a delle bellissime montagne verdi ricche di conifere. Il verde domina il panorama, sembra di essere quasi in Svizzera anche se in realtà ci troviamo in uno degli stati più aridi d’America…

Ecco Sissi con la sua 4×4 venirci incontro, ci porta nel quartier generale dell’ufficio caccia e pesca e ci offre un alloggio in una roulotte. Facciamo la conoscenza, oltre delle zanzare locali, di altri volontari come lei nella taverna locale: Julie la francese giramondo, Kim l’americana impazzita, Jason il newyorkese simpatico e due vigili del fuoco locali.

Con l’ululato di coyote ci addentriamo nuovamente in mezzo alla natura per appisolarci e recuperare il sonno perso prima di ricominciare a scorrazzare per l’America :D

Thu
12
Aug '10

Canyon de Chelly

Oggi la sveglia è scattata molto presto. Alle 4:50 (che per noi erano le 3:50) per poter andare dalla parte opposta del parco a goderci l’alba. Anche stavolta il consiglio di Norbert è stato apprezzato pienamente. Questo parco nazionale è già stupendo di suo, ma visto all’alba e al tramonto diventa ancora più magico.

Dopo un’ultima chiacchierata con il fotografo riprendiamo il viaggio, questa volta verso il Canyon de Chelly, che può essere visitato solamente con una guida Navajo (salvo i view point dall’alto raggiungibili in auto).
Su consiglio di Sissi optiamo per la visita a cavallo, nemmeno troppo cara (15$/h a testa più altri 15$/h per la guida), infatti facciamo il giro fino alla White House (una rovina degli Anasazi) che dura circa 4 ore.
All’andata il cavallo di Filippo, Sherman, era sempre in testa, si vede che voleva far vedere di essere il maschio più vecchio (11 anni), mentre la mia Dora (7 anni) si è fatta valere al ritorno, infatti l’ha fatto tutto a corsa…! (il legame dei nomi con Finding Nemo l’ho notato solo io? Dory che ripete sempre “P. Sherman, 42 Wallaby Way Sydney, Australia”…?)
Il canyon in sé non è niente di entusiasmante, se non per la gita a cavallo, probabilmente farlo in auto (con il proprio fuoristrada o con il loro) non ne vale la pena (anche perché costa uno sproposito!).

Dall’alto si vede poco, l’unico punto degno di nota è la Spider Rock, una torre di arenaria alta 240 metri in mezzo al canyon. Qua restiamo a chiacchierare un po’ con una famiglia parigina che sta facendo più o meno il nostro viaggio ma al contrario quindi ci si scambia consigli e opinioni.

La sera ci dirigiamo verso sud, a Chambers e poi a Sanders… ma anche stanotte si dorme in auto perché di motel neanche l’ombra per non meno di 50 miglia. No grazie!

Thu
12
Aug '10

Verso la Monument Valley

Come previsto ci svegliamo presto (anche perché il caldo del deserto è in agguato) e ci dirigiamo al (upper) Antelope Canyon per cercare di prenotare il tour delle 1030. Giunti sul posto ci sono già alcune auto in coda. Quindi noi paghiamo i nostri 6$ a testa per entrare nel territorio Navajo e posteggiamo, sfruttiamo i servizi locali e andiamo all’ombra dell tetto di una casupola dove bisogna aspettare per il tour, dopo un buon quarto d’ora arriva la cassiera e inizia a vendere i biglietti del tour (25$ a testa). Scopriamo che non si possono fare prenotazioni e oltretutto ci dice che più tardi il cielo potrebbe coprirsi, quindi saliamo sul mezzo “pulmino-jeep”, io e Filippo siamo davanti con l’autista così scambiamo qualche parola con il nativo americano, e dopo un po’ di sobbalzi dovuti alla “strada” modificata dalla forte pioggia del giorno prima, arriviamo a destinazione.
Scopriamo subito due cose, la prima è che il canyon è molto bello, la seconda (più importante) è che è principalmente una macchina per far soldi: i gruppi di una dozzina di persone sono innumerevoli, il tempo per godersi lo spettacolo è veramente ridotto, quindi il tempo di una o due foto e poi subito si scappa in avanti in un’altra curva del canyon.
Dei raggi di luce che si vedono nelle fotografie turistiche ovviamente neanche l’ombra (ma lo davamo quasi per scontato visto l’orario). In serata poi scopriremo che per i “tour fotografici” si deve pagare 150$ per una guida individuale che ferma i normali gruppi e ha un sacchetto di sabbia per creare la sospensione che dà l’effetto desiderato. Poco male, un po’ di foto belle credo di averle fatte.

Finito il tour durato un’oretta ci dirigiamo al Horseshoe Bend, un poni vie stupendo del grand Canyon, oltretutto gratuito! Come dice il nome stesso il fiume Colorado fa una curva a forma di ferro di cavallo, i colori sono stupendi.

Anche se in anticipo sui tempi, decidiamo di andare verso la meta finale del giorno: la Monument Valley. Ci fermiamo però ancora in un National Monument dei Navajo dove vediamo i resti di vecchie case dentro una grotta, purtroppo il trial più bello (con le rovine più grandi) si trova in un punto inaccessibile per il maltempo dei giorni passati (peccato).

Finalmente verso le 5 (in realtà le 4 visto che la riserva Navajo è un’ora indietro rispetto all’Arizona).
Cercando il visitor center (chiuso) per prendere informazioni rimaniamo attoniti davanti ad un nativo americano con tanto di piume in testa che balla in modo bizzarro per far felici i turisti. Prima di tornare in auto vediamo un signore che sta sistemando fotografie (stupende) sul suo MacBook Pro e dopo un po’ di incertezza attacco bottone e colgo l’occasione per chiedere consigli su dove andare a vedere il tramonto (visto che stava sistemando proprio foto di tramonto). Ci soffermiamo a chiacchierare un po’  e ci dà consigli di ogni tipo, dove vedere il tramonto, dove stare a dormire, dove andare la mattina dopo per vedere l’alba eccetera. Ci congediamo dal fotografo tedesco che vive in Florida e andiamo a fare il giro del parco che ha una dozzina di point view. I più belli ovviamente sono quelli che ci aveva anticipato Norbert.
Finito il tour andiamo a prender posto vicino al campeggio dove ritroviamo il nostro amico che ci assicura di tenerci il posto in modo che possiamo andare al ristorante a fare foto al tramonto e poi cenare.
Per finire in bellezza la giornata prima di dormire abbiamo ammirato un stupendo cielo stellato sopra la Monument Valley, con tanto di via Lattea e una stella cadente. Cosa si può chiedere di più?

Thu
12
Aug '10

Grand Canyon (north rim)

Dopo aver sognato di notte alcune delle frasi scritte nel “libro di Mormon” regalato dalla proprietaria del Motel, apro le tende e, sconcertati, davanti a noi un cielo uggioso… 

Nonostante il brutto tempo, facciamo colazione presso l’unico bar aperto di Kanab, e ci dirigiamo verso sud-est, verso la sponda nord del Gran Canyon.

Il paesaggio attorno a noi è tutt’altro che desertico… chilometri di conifere ci accompagnano lungo la strada e, insieme a loro, anche le prime gocce d’acqua…

La strada per il North Rim è assai lunga, ci divertiamo in macchina ascoltando le battute di Fiorello che imita Mike Buongiorno sperando che il tempo migliori…

Dentro il parco, la pioggia scende sorprendentemente a catinelle, la gente corre cercando riparo e anche noi sfoggiamo i poncho della COOP (gentilmente offerti da Cinzia, n.d.Marco) che ai più fanno invidia.
Davanti a noi uno fitta coltre di nuvole dense che coprono tutto il panorama, creando quello che sembra essere lo sfondo bianco usato per i set fotografici.

Decidiamo allora di fermarci a bere qualcosa al bar del parco e sperare che Madre Natura ci venga in soccorso… tutto ciò fin verso le 16:30, quando il cielo a poco a poco comincia ad aprirsi, le nuvole salire e il panorama meraviglioso spalancarsi davanti a noi. Contenti corriamo a scattare le prime foto per poi proseguire nei vari view points.

Queste enormi rocce scolpite dal fiume in tutti i suoi colori sono qualcosa di emozionante, una vista unica al mondo. 
Il tutto senza troppa gente in giro in quanto solo in pochi sono rimasti sperando in un miglioramento.

Decidiamo di andare a vedere il tramonto da un punto spettacolare posto a 45 minuti di macchina dal Visitor Center.
E come noi la pensano per fortuna sono pochi altri, rendendo il calar del sole una delle immagini più belle della nostra vacanza qui negli States.
La luce bassa rende i colori del Canyon particolari, regalando pace e stupore per noi fortunati spettatori.

Felici come delle Pasque, ci rimettiamo in marcia dirigendoci verso Page in Arizona. Due turisti italiani conosciuti al Gran Canyon ci hanno infatti consigliato che, per vedere l’Antilope Canyon, occorre essere presto sul posto.

…ascoltando sempre il buon “Mike”, il viaggio notturno ci porta in uno dei fulcri principia dell’Arizona. Sopra di noi ora soltanto le stelle e la consapevolezza che qualcuno lassù continui a darci una mano con la meteo: Dio, Gesù, Joseph Smith… fate voi, è indifferente.

Un’altra notte in macchina, non ci avremo mica preso gusto Marco, che dici? io comunque sto davanti :D

Sat
7
Aug '10

E Zion fu… guadando un canyon

“ma si dai… dopo il Cedar si va allo Zion che non è nulla di speciale…”

La puntata di oggi ebbe inizio il quel di Cedar City. Dopo aver litigato con i capelli della donna delle pulizie ritrovati in bagno del Motel, felicemente usufruiamo della “colazione” dello stesso… ‘no schifo, succo d’arancia e via in macchina!

Ci dirigiamo verso a prima tappa: Cedar Breaks National Monument, sito a più di 3000 metri d’altitudine in quella che sembra la patria di Heidi. Arrivati sul posto, davanti a noi uno spettacolo molto simile a quello di ieri, una valle interamente rossa, piena di monoliti verticali che assumevano, a detta della ranger, le forme del Papa, di un’enorme iguana e, a secondo la nostra umile opinione, anche quella di Joseph Smith!

Dopo una breve lezione di geologia locale, risaltiamo in macchina per raggiungere la seconda meta: lo Zion National Park.

La sera prima, vedendo delle foto su un libro, ci eravamo detti che non sarebbe stato un granché. Arrivati sul posto, ecco aprirsi davanti a noi enormi Canyon di arenaria (sandstone) del tipico colore dell’ossido di ferro. Al Visitor Center già capiamo che questo non è sicuramente un Parco da snobbare, non solo per l’enorme mole di macchine e di gente, ma anche per le tantissime opportunità di trekking che ti offre.

E si che noi avevamo preventivato un paio di ore…

E allora ci dirigiamo in fretta e furia verso il punto più a nord del Parco: Temple of Sinawava. Da lì ci incamminiamo verso nord in quello che doveva essere un normalissimo sentiero facile facile. Dopo un quarto d’ora circa, eccoci arrivati, la gente nel fiume a fare il bagno e tanta gente co un bastone in mezzo al canyon che si inoltrava allontanandosi dal sentiero battuto.

Decidiamo anche noi di avventurarci nel canyon…

Riuscendo a farci dare dei bastoni dalle persone che tornavano – di cui uno, il mio, si è rotto dopo pochi minuti – ci troviamo nel mezzo del Canyon alto alto, rosso rosso, e pieno d’acqua fino alla vita ;)

Andiamo avanti guadando il fiume per almeno 2 ore manco fossimo Mosé, fino ad arrivare, eccezionalmente senza neppure una caduta, in un punto così “awesome” da scattare decine di foto. Contenti e bagnati torniamo indietro, e nel tragitto, chi prima chi dopo, ci scambiano per scozzesi (Marco) o svedesi (io)… vabbé, vada per spagnolo, greco o italiano…ma svedese proprio no! E non cercate di colloquiare nella vostra lingua, tanto non vi capisco!!

Io e lo scozzese, con gli scarponi che facevano “cik ciak”, torniamo al Visitor Center, non prima di aver zittito indirettamente un adolescente italiano che, non appena aveva capito che parlavamo la sua stessa lingua, a cominciato ad elencare i posti da lui visitati… “Cicio…tu il grizzly, Yellowstone, Arches, Canyonlads, Los Angeles, Bryce e la cameriera Angela…non li hai mica visti!!!!!”

Veloci come fulmini ci precipitiamo ascoltando i Nightwish verso il Coral Pink Dunes State Park, delle dune di sabbia stile deserto in mezzo al verde e le montagne dello Utah…

ARGHHHHHHH siamo arrivati troppo tardi, il tramonto è già cominciato, ma riusciamo a catturare non solo gli splendidi colori sulle dune, ma anche i meravigliosi dipinti del cielo, da arancione a viola, da giallo a verde…

Ci dirigiamo estasiati dalla giornata appena trascorsa verso Kanab, dove troviamo un ultimo posto letto nell’ultimo motel libero del paesotto.

Per cena, Pizza Hut: Marco lasagne e io pizza…peccato che sbagliano a farla, e allora me ne fanno un’altra gratis :D :D…ma la pancia ora mi duole assai :S

Dopo una sana e rilassante doccia, pronti a dormire…domani altre nuove ed esaltanti avventure.

…to be continued…

Fri
6
Aug '10

Bryce

Con questo post torniamo in pari con il racconto di viaggio. Non so se riusciremo a mantenere aggiornamenti regolari anche nei prossimi giorni ma… faremo il possibile.

Questa mattina siamo partiti presto dal motel ad Hanksville, che sembra tanto uno di quelli da film horror (qualcuno di voi ha per caso visto Vacancy?), anche per il gerente che mi ha “accolto” ieri sera. Ad ogni modo è andato tutto bene, ci siamo svegliati entrambi e tutto era al proprio posto. Il tempo non è dei migliori, è tutto coperto e non promette per niente bene, a volte arriva anche un po’ di pioggia.

Il viaggio continua verso sud, passiamo dal deludente Capitol Reef National Park, poi attraverso la Dixie National Forest, saliamo sulla Grand Staircase (Escalante), dove ad un certo punto la strada si trova con una voragine a destra e a manca, mai visto niente di simile, oltre la strada forse c’era un metro di terra da entrambi i lati e poi centinaia di metri di strapiombo: impressionante!

Arriviamo infine alla meta del giorno: il Bryce* Canyon National Park. (* il programma di modellazione di paesaggi in 3D con cui mi dilettavo un bel po’ di anni fa prende il nome proprio da questo parco)

Dopo l’abituale visita al visitor center per chiedere informazioni e riempire le borracce e bottigliette d’acqua chiediamo un parere meteorologico al ranger che ci dice “per qualche ora sarà bello”. Contando sulla sua esperienza (e soprattutto sulla nostra fortuna) prendiamo lo shuttle (non l’astronave) che ci porta dai posteggi fino al Bryce Point View, da dove decidiamo di fare il trekking del giorno, riscendendo fino ai posteggi per pochi chilometri. Manco a dirlo, appena scendiamo dal pulmino il cielo si apre ed esce un sole stupendo! Non fa nemmeno troppo caldo perché c’è un po’ di vento.

Lungo il percorso facciamo parecchie fermate per fare foto ai paesaggi mozzafiato, Filippo si azzarda a farsi fare foto in punti in cui io evito di andare, ma in ogni caso riesco a farmi fare qualche foto lo stesso. (sì lo so, devo pubblicare un po’ di foto… lo farò…). Ad un certo punto vediamo che c’è un sentiero che scende lungo la parete per addentrarsi nel canyon, decidiamo di fare questo Navajo Trail (2.2km e 170m di dislivello). Anche in questo caso è stata una scelta più che azzeccata, scendere in queste gole di roccia rosa/rossa e scoprire che sono abitate da parecchie piante, anche alte anche quanto tutto il canyon non ha prezzo (per tutto il resto c’è… ah no, non c’entra). Tornati al Sunset Point proseguiamo verso la via del ritorno, ma facciamo i pigri e saltiamo l’ultimo km di sentiero (che non ha niente di interessante) e prendiamo lo shuttle fino al posteggio. Anche oggi è stata una giornata stupenda da ogni punto di vista.

Visto che non è troppo tardi ci portiamo avanti con le miglia e raggiungiamo Cedar City, per cambiare decidiamo di passare la notte al Super 8 (un’altra catena di motel), ma costa di più e non è tanto meglio del fidato Motel 6, salvo la colazione offerta, che scopriremo tra qualche ora se ne valeva la pena.

Fri
6
Aug '10

Canyonlands…fuoristrada!!

Ci si sveglia con ancora in mente il bellissimo tramonto e il sorriso di Angela…peccato che oggi si saluta la ridente Moab e si parte per il West Utah!

Prima di ciò, tappa obbligata nel Canyonlands National Park! Di buon mattino, dopo aver salutato la ragazza indiana della reception, ci rechiamo 33 miglia a nord/ovest. Prima di arrivare al parco vero e proprio, ci inoltriamo nel Dead Horse Point State Park, praticamente attaccato al Parco Nazionale, ma non facente parte di esso. Pagati i 10$ di ingresso, ci rendiamo conto che il Dead Horse è esclusivamente una (non proprio bellissima) vista sul fiume Colorado… Vabbé, speriamo di trovare di meglio!

Saliti in macchina eccoci all’interno del Canyonlands NP Visitor Center. Tappa obbligata sia per capire dove andare all’interno del Parco, sia per ammirare da vicino la bellissima Ranger!

Prima tappa, il cratere di un vulcano. Saliamo fino alla cima e dall’alto vediamo l’intera voragine bianca e nera aprirsi sotto di noi! WOW!!!

Proseguiamo con alcuni panorami indimenticabili fatti di paesaggi scolpiti dall’erosione degli anni e veniamo catturati dai colori sgargianti delle rocce: rosso, arancione, viola…mamma mia!!!

Le “rovine atzeche” sono invece una piccola delusione, che viene però subito cancellata dal bellissimo, maestosissimo e gigantissimo Mesa Arch! Da questo enorme arco, su cui si può anche salire, il panorama è fantastico! Dopo le foto di rito ritorniamo in sedile alla macchina per…buttarci in un rally fuoristrada!!!!!

Ed ecco davanti a noi la strada sterrata, piena di curve e sassi, buche e soprattutto il nulla del canyon! Salti, urla, sballottamenti a destra e sinistra e un gran polverone dietro di noi, che figata!!!! Polverizziamo anche una famigliola del Colorado che non sanno come si guida sullo sterrato :D

Con la macchina sporchissima ci fermiamo per ammirare dei petroglifici dei nativi americani prima di partire per un lungo viaggio verso Ovest… dove? boh… più che si può! Alla fine arriviamo a Hanksville, non prima di aver mangiato delle enormi costolette in una Steakshouse in un luogo dimenticato da Dio (e anche da Joseph Smith)…

Fri
6
Aug '10

Goblin Valley and Arches

Il viaggio da SLC a Moab è andato come sempre bene. Prima di raggiungere il motel (6, ovviamente) abbiamo fatto una fermata al Goblin Valley state park che ha impressionato positivamente sia me che Filippo per le sue strane formazioni a forma di… Goblin? A noi sembravano altre forme… e non per forza funghi. Ad ogni modo abbiamo passato un paio d’ore in questo piccolo parco, che merita sicuramente una visita.
In serata siamo andati al ristorante Pasta Jay’s che ci ha attirati più che altro per l’affollamento. Abbiamo mangiato abbastanza bene (Filippo un tris di pasta e io una pizza, meno buona che a Salt Lake però) e bevuto un bicchiere di un vino rosso dello Utah (non ricordo il nome), peccato che le cameriere erano particolarmente stressate.
Prima di tornare in hotel abbiamo fatto una perlustrazione del parco successivo: Arches, dalle ombre abbiamo intuito che ci aspettava un grande paesaggio, ma ormai di notte, con temporale in arrivo, questo parco non mostra molto di sé.

Infatti il giorno successivo, dal primo momento in cui siamo entrati in contatto con il paesaggio, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta. Per sfruttare al massimo la luce e la posizione del sole decidiamo di dirigerci subito alla parte più a nord.
Qua iniziamo quello che ancora non sappiamo essere il peggiore (dal lato fisico) trekking delle vacanze. Ci sono due percorsi possibili: uno a sinistra classificato come normale e uno sulla destra con nome inquietante: primitive trial. Prendiamo quello a sinistra che porta a diversi archi stupendi (e anche ad un inutile Navajo Arch che guarda sulla parete), giunti al Double O Arch decidiamo di compiere il loop e non tornare dallo stesso sentiero. A livello paesaggistico e anche personale è stata sicuramente un’ottima scelta, purtroppo più volte non abbiamo trovato subito il sentiero da percorrere (segnato di tanto in tanto con dei sassi sovrapposti) e il temporale del giorno prima ha creato uno stagno poco attraente e abbiamo quindi dovuto arrampicarci su una parete per girarci intorno. Nulla di impossibile, ma…
Ad ogni modo abbiamo finito il trekking sani e salvi, dopo ben 7.2 miglia (più varie deviazioni per archi fuori percorso), ovvero una dozzina di chilometri.
Tornando in direzione del visitor center ci siamo fermati alla Balanced Rock, che come dice il nome stesso è un sassone in bilico… se siete mai stati a Gardaland avrete sicuramente visto la copia in miniatura che vi ‘cade’ sulla testa ;-)
Dopo una breve pausa e ricarica d’acqua siamo andati verso il secondo trekking della giornata: il Delicate Arch (il più famoso).
Durante la salita (un paio di km) siamo stati rinfrescati da un po’ di pioggia (il vero temporale ci ha praticamente girato intorno), aiutandoci ad arrivare in cima in poco più di mezz’ora.
Lo spettacolo ci ha ricompensati di tutte le fatiche, tanto più che abbiamo aspettato il tramonto per goderci uno dei momenti migliori del nostro viaggio.
Scendendo abbiamo anche aiutato una mamma con due bimbi che non riuscivano più a tornare al posteggio (il papà era salito e ridisceso più velocemente.. bah!?).
Dopo una più che meritata doccia siamo tornati al ristorante della sera prima, anche perché l’unico aperto fino a tardi, dove ci ha accolti nuovamente la cameriera Angela, ma essendo tra i pochi clienti rimasti ci ha trattati benissimo, si è scusata per la sera precedente e ci ha pure dato porzione doppia del dessert (tiramisù, molto buono tra l’altro). Io ho mangiato pasta al pesto (mi mancava un bel piatto di pasta!!) e Filippo una specialità del locale a base di pollo, pomodoro, peperoni, formaggio, …

Con la pancia bella piena e il morale alle stelle per la stupenda giornata e serata, siamo tornati a dormire, preparandoci per una una nuova avventura.

Fri
6
Aug '10

Mormoni? Aiutooooo… però le sorelle!

I’m a huge Utah Jazz fan!!! Ok, chi non vive di pane e NBA non può capire ciò che sto scrivendo e quindi sarò breve e conciso: del basket americano sono un fanatico della squadra di Salt Lake City, ovvero gli Utah Jazz, e sono emozionato di poter vedere dal vivo la palestra dove giocano!!!

La giornata nella capitale dello Utah comincia però con la visita allo Utah State Capitol, la sede del Governo statale, un palazzo bianco posto in cima ad una collina che sovrasta la valle.

Dopodiché ci spostiamo nel centro vero e proprio della città, Temple Square: ok ragazzi, da questo punto in poi ci sarebbe da scrivere per righe e righe in quanto Temple Square è il nucleo, l’alveare, il formicaio della religione MORMONE.

Praticamente io e Marco abbiamo passato l’intera giornata a passeggiare tra le lussuose stradine e le lussureggianti costruzioni dei Mormoni, cercando di capire qualcosa di più di questa religione.

Ammetto che entrambi siamo rimasti attoniti davanti alle tonnellate di incongruenze che le varie sorelle (*) ci hanno detto: le cose più strabilianti sono la poligamia (permessa fin quando lo stato americano l’ha vietata, ma che per loro è stato un messaggio divino a imporre il divieto), le tavole d’oro scritte in egiziano antico ritrovate dal fondatore nel 1820 e tradotte senza nessun problema, il fatto che per essere Mormone devi versare il 10% dei tuoi guadagni alla Chiesa altrimenti non vieni riconosciuto come appartenente a quest’ultima, non puoi mangiare carne se non d’inverno (?!?), l’esistenza di un profeta vivente e ben 12 apostoli al seguito…insomma ce n’è per tutti i gusti!!!!

(*) le sorelle sono state l’unica nota positiva del pomeriggio: internazionali e decisamente molto ma molto carine… peccato siano anche caste e seguono una religione all’apparenza incomprensibile in cui la poligamia non è più permessa…

Amen…

Dopo un po’ di Jazz-shopping, foto di rito davanti all’Energy Solutions Arena e ai mitici Stockton e Malone, ci godiamo una San Pellegrino fredda allo Starbucks.

La sera, scontenti di non aver avuto nessuna apparizione di Dio e Gesù insieme, di non aver trovato da nessuna parte delle tavole d’oro in sanscrito e di non aver potuto invitare le sorelle a cena, torniamo nel localino di ieri. Solita pizza ottima, qualche pinta di birra per Marco e felici si torna a letto… non prima di aver pregato per 5 ore il Signore…

Domani ci aspetta un lungo viaggio. Ciao Salt Lake City, ciao Utah Jazz, ciao Sorelle :D